
Le dieci cose da non fare per fare meglio le cose
A volte sono le piccole cose che non facciamo ad aiutarci e agevolarci nello svolgere i compiti più importanti…

A volte sono le piccole cose che non facciamo ad aiutarci e agevolarci nello svolgere i compiti più importanti…

Le critiche sleali o distruttive sono caratterizzate da toni molto duri, si basano su considerazioni generalizzate, possono essere fatte in presenza di altre persone e molte volte riguardano il piano dell’“essere “e non del “fare”….

Ogni leader ha delle aspettative rivolte alle risorse che fanno parte del suo team dalle quali vuole ottenere un livello specifico di efficienza e di prestazioni…

Ci sono due tipi di organizzazioni aziendali: quelle che tendono ad abusare delle riunioni, indicendone una al minuto e quelle che, invece, tendono a non incontrare mai i propri responsabili o collaboratori salvo in occasioni speciali come Natale o Pasqua, oppure in via del tutto straordinaria, quando le cose “non vanno per niente bene”. È quindi molto importante che si valuti sempre la motivazione per la quale si decide di riunirsi, capendo se possa essere un’opportunità o, al contrario, qualcosa che rallenta il regolare andamento del flusso lavorativo: l’obiettivo che si vuole raggiungere organizzando una riunione non è da sottovalutare. Bisogna quindi dare un senso alla riunione aziendale, affinché chi si riunisce non abbia la sensazione di star perdendo del tempo, ma capisca che avere un confronto di tanto in tanto è utile per migliorare il lavoro di tutti. Molto spesso nelle piccole e medie organizzazioni, le persone tendono a ritenere che le riunioni siano un elemento inutile, visto che l’ambiente lavorativo è visto più come ambiente familiare e che quindi non richiede la necessità di un confronto collettivo perché tanto ci si parla già durante la giornata: questo è un pensiero sbagliato perché si rischia di fare come il gatto che si morde la coda senza mai giungere ad una conclusione. È quindi necessario capire che certe volte occorre accostare l’ambiente lavorativo a quello militare o sportivo dove bisogna determinare “strategia” e “tattica” al fine di definire prima di tutto linee guida e poi operatività e parametri oggettivi per raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissati. Andare senza uno schema su un campo di battaglia rischia di essere molto pericoloso: nell’ambiente lavorativo succede la stessa cosa. Il successo deriva dall’ottenimento di un certo risultato e questo succede quando il gruppo condivide idee e punti di vista che aiutano nel raggiungimento dell’obiettivo comune. Cerchiamo quindi di capire insieme quali sono i punti forti e quelli deboli dell’utilizzo della riunione come strumento aziendale, chiarendo prima di tutto che l’errore più comune e grave che viene fatto è quello di gestire la riunione in maniera confusionale, tanto da non essere d’alcun aiuto per il raggiungimento dei risultati.

Secondo il nostro modello di management, l’analisi delle relazioni tra gli individui e il loro contesto lavorativo è un tema di grande rilevanza e attualità…

Se le capitasse di fare una chiacchierata con più d’uno dei nostri esperti in controllo di gestione, una cosa sarebbe subito evidente: sono tutti convinti – a ragione – che ai soldi piace stare dove c’è equilibrio, ordine e controllo. se poi ci sono già altri soldi, beh allora quello è proprio il loro “habitat ideale”. Purtroppo, “soldi che già stanno nelle imprese” non è che ve ne siano poi molti, specie da quando, per effetto della cosiddetta “stretta creditizia” e cioè della riduzione di credito concesso dal sistema bancario alle aziende, le imprese di fatto devono fare essenzialmente affidamento sulle proprie risorse: i soldi e le garanzie dell’imprenditore e dei soci. Secondo la Banca d’Italia “Il nostro sistema produttivo, dominato da imprese piccole, statiche, tradizionali e familiari, si era adattato a sopravvivere nel vecchio mondo degli anni 70 ed 80, ma oggi incontra crescenti difficoltà a reggere la competizione nel nuovo contesto caratterizzato da complessità, capacità innovativa ed efficienza produttiva”. Questa visione ci trova per lo più in accordo, anche se verrebbe da obiettare che – per vincere la complessità del nuovo contesto competitivo -, proprio per fare innovazione e incrementare l’efficienza produttiva servirebbero alle imprese anche i soldi delle banche. Preferiamo però assumere un atteggiamento meno “vittimistico”, fare di “necessità virtù” e concentrarci su quello che è possibile realizzare qui e ora con le risorse disponibili. IL TUTTO È RIASSUMIBILE IN UNA SINGOLA FRASE: “ORGANIZZARE CON LE PERSONE ESISTENTI UNA FORZA VENDITA ARREMBANTE CHE VENDA DI PIÙ DI CIÒ CHE GIÀ PRODUCIAMO AI CLIENTI CHE GIÀ ABBIAMO.” TUTTO IL RESTO VIENE DOPO. In altri termini un management vitale non si occupa esclusivamente di equilibrio, ordine e controllo. Il management per essere vitale, non si focalizza esclusivamente su ricavi e margini se non dopo aver trasferito con vigore e a tutti i livelli dell’organizzazione una chiara necessità: vendere di più, creare liquidità. Successivamente ci si può occupare di tutti quegli equilibri necessari al “benessere del profitto”: l’equilibrio economico necessario alla creazione del reddito, l’equilibrio finanziario essenziale per avere delle riserve e l’equilibrio organizzativo alla base della produzione di vero valore per il mercato. Questo richiede sforzo, grande determinazione e tenacia, doti di cui generalmente non difetta l’imprenditore e che devono essere trasferite efficacemente e permeare dapprima tutti i manager e a cascata l’intero gruppo di lavoro. L’Indice di Vitalità Manageriale serve per conoscere a che punto è la sua impresa nella costruzione della sua “fabbrica del profitto”, la invitiamo ad utilizzare questo strumento di analisi disponibile gratuitamente qui.

Conquistare la fiducia dei clienti richiede sempre l’utilizzo di tecniche di vendita efficaci. Che si tratti della vendita di servizi o di prodotti non cabiano i principi di base e le best practice da adottare…
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